LA CITTADINANZA POSITIVA


Stiamo uscendo dall’emergenza Covid che sembra aver acuito la sfiducia e le tensioni sociali.

La televisione ed i giornali ci spiegano come siano in essere alcune riforme; lo Stato quale sia lo spirito con cui sono ideate.


La proposta è quella di pensare secondo un modello che è quello dell’antropologia positiva ovvero intendere la convivenza secondo una logica altruistica che considera gli altri cittadini come persone mosse dal bene e non dall’interesse con cui collaborare secondo una visione di community in cui non solo, non tanto direi, le risorse, ma le abilità, le conoscenze e le capacità di ognuno di noi vengono messe a disposizione di tutti e insieme alle altre. La logica quindi è quella della collaborazione tra i cittadini anziché di competizione. Questa prospettiva viene da un articolo della nostra Costituzione (art. 118) e c’è anche una sentenza della Corte Costituzionale, la 131 del 2020, che la sostiene.


Questa è la cornice che definisce come una società collaborativa, fatta dai cittadini, comprese le istituzioni, sia una risorsa per tutti, con le quali si configura un nuovo rapporto tra pubblico e privato che prevede la coprogettazione e coprogrammazione (la cui realizzazione nel sociale è normata dall’art. 55 del D.Lgs 117 3 luglio 2017 CTS).

Insomma, la direzione che propone lo Stato per cambiare tutti insieme è quella di una logica di convivenza e benessere collettivo attraverso la collaborazione e la fiducia sociale.


(N.A. questo articolo non è una visione dell’autore, che non è nemmeno il promotore o l’artefice di questa politica, ma semplice cittadino che riporta il panorama contestuale).