PERCHE' MOLTI HANNO LE MASCHERE?

Aggiornato il: apr 18




Vi siete mai domandati perché sia sempre attuale il tema delle maschere sociali?


Partiamo da Pirandello, sì, quello di "1 nessuno e 100mila” che abbiamo tutti presente. Spesso è una pezza d’appoggio per dimostrare la falsità di qualcuno, no?

Si dice: "E' falso, porta una maschera".


E se così non fosse?


Sei in grado di guardare un altro allo specchio e non giudicarlo?

Pensa se il tuo collega si comportasse con te come fa con il suo partner, se il tuo capo si comportasse con te come con il figlio, il vicino come con sua suocera… Tu davvero lo vorresti? Davvero saresti disposto a sostenere onori ed oneri?


Vorresti essere abbracciato o vezzeggiato dal tuo collega di lavoro? E da tutti gli altri?

Vorresti che il tuo capo ti desse la paghetta in mano ogni settimana e seguisse passo passo nel lavoro dicendoti: “Hai fatto questo? Hai fatto quello?” ogni cinque minuti? O che ti guardi con affettuosa indulgenza quando sbagli facendoti sentire un bebè?

E del vicino? Vorresti davvero che venisse da te o ti chiamasse tutte le domeniche o facesse un regalo al compleanno e feste comandate?

Non credo. Ecco uno dei motivi per cui esistono le maschere: per interpretare noi stessi nei diversi ruoli che ci richiede la società civile.

Un esempio: al lavoro non a tutti interessa cosa abbiamo regalato al nostro partner per l'anniversario e a quest’ultimo può non interessare se alle 10:30 di questa mattina non abbiamo inviato una e-mail di lavoro, o no?


Perché spesso alla domanda: “Come va?” riceviamo una risposta del tipo: “Insomma” e diamo una pacca sulle spalle e rispondiamo: “Beh dai, passerà. Su coraggio” e cambiamo discorso o ce ne andiamo? Perché è faticoso e difficile condividere le sofferenze degli altri e di sicuro non potremmo farlo con tutti, così spesso si risponde con: “Bene dai” e poi si continua con altri discorsi.



Ma le maschere non sempre le scegliamo noi: molte ce le mettono gli altri. Eh, gli stereotipi, sì ahimè, allora l’avvocato è ricco e il professore è meno ricco, il bello è donnaiolo e il brutto s’accontenta.

Quanti pensieri e azioni facciamo in modo automatico e così spesso sbagliamo soprattutto quando pensiamo per categorie come: giusto o sbagliato, bianco o nero, buono o cattivo…


Poi ci sono le nostre proiezioni. Aaahh... questo è un argomento che scotta ragazzi.

Per dirlo in due parole la dirò così, perché chiarisce bene il concetto anche a me: “Se sei bello, ti tirano le pietre… se sei brutto, ti tirano le pietre… se lavori ti tirano le pietre, non fai niente e ti tirano le pietre... qualunque cosa fai, dovunque tu andrai, tu sempre pietre in faccia prenderai...” cantava Antoine (Pietre).

Per fortuna non tutti abbiamo gli stessi preconcetti e non tutti proiettiamo le nostre parti oscure sul prossimo in maniera massiccia (sì, perchè tutti proiettiamo, non esisterebbe la psicoanalisi altrimenti che usa il transfert proprio come strumento principale di lavoro solo che quello che fa la differenza è quanto, come, cosa e con chi), così anche se camminassimo a testa in giù e gambe in su, per alcuni, saremo sempre degli incapaci buoni a nulla, per altri invece potremo essere apprezzati per quello che siamo. Attenzione, per quello che siamo e non per quello che facciamo o abbiamo.

Si dice: “Io sono Mario, Giuseppe, Franz, Georg, Anna, Helga, Julia”

Non si dice: “Io ho Mario, Giuseppe, Franz, Georg, Anna, Helga, Julia”.


Spero con questo post di averti dato qualche spunto di riflessione magari che possa averti offerto anche qualche risposta o stimolato qualche curiosità.


Se hai domande, curiosità o vuoi un approfondimento su qualcosa che hai trovato anche in questo post e vuoi scrivermelo mandami pure una e-mail, cercherò di farlo al meglio e il prima possibile.


Ciao alla prossima, grazie per l’attenzione.

#maschere #falsità #stereotipi #bias #psicologia

www.psicologia-semplice.it

dr.richard@psicologia-semplice.it

studio di psicologia e psicoterapia a Trento in via F. Petrarca n.8

cel: 346/9693373

 

 

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