PERCHE’ A NATALE SIAMO TUTTI PIU’ BUONI ANCHE CON IL COVID?



Arriva Natale e in programmazione alla TV sfilano classici che parlano di buoni sentimenti come: “Il piccolo Lord”

Sì, ci sono i cinici, certo, quelli che dicono che il Natale sia ormai solo una festa commerciale, ma in realtà sono convinto che, per la maggior parte di noi, il Natale (il compleanno di Gesù come lo chiama il sergente Hartmann del fil Full metal jacket) sia il momento in cui possiamo fermarci un attimo, guardarci e riconoscerci.


Lo raccontano la voglia di fare e farci dei regali e le “migrazioni” per ricongiungerci alle persone che amiamo con cui vogliamo condividere la nostra storia dopo mesi di separazione.


Condividere, sì; il Natale per la maggior parte di noi è condivisione di storie delle nostre vite, di successi ed insuccessi, della nostra storia, di coccole da dare e ricevere.

E sapete una cosa? La verità è che il Natale fa bene anche per questo.

Fa bene perché raccontarci alle persone che sentiamo d’amare e che ci vogliono bene, offre un effetto depurativo amplificato (detto in modo figo: catartico). Sì, perché raccontarci a chi non ci giudica ci permette per esempio di buttare fuori rabbie e risentimenti che al capo, i colleghi o altri, non è il caso fare (“occhio alle orecchie che possono diventare lingue”. Diceva quello…). Ascoltare e accettare il report di vita di mesi o anni lontani dalle persone care ci fa sentire parte di loro ed è così che percepiamo la serenità e la sicurezza.

Possiamo: gioire, soffrire, dispiacerci, consolarci con loro.

Credimi: non c’è tesoro più grande di poter avere qualcuno con cui confidarsi, rispecchiarsi e sentirsi accettati.


Sono tutti bei sogni?

Mmm… io non credo.

Spesso ho sentito e letto di ritrovi natalizi tragici, ansiogeni e disperati, ma questi credo alla fine siano solo quelli che fanno più rumore, infatti quelli gioiosi, sereni e tranquilli non vengono molto raccontati, ma vissuti in privato e son convinto siano la maggior parte.


Questo sarà il Natale Covid, ma per fortuna c’è la digiglobalizzazione che ci permette di condividere con molte più persone, oltre ogni confine e credo sia una bellissima opportunità per amplificare i sentimenti positivi anche a Natale così:

scriviamoci, filmiamoci, raccontiamoci, rappresentiamoci davanti a tutti.


Mostriamo quello che siamo non per dimostrare qualcosa agli altri, ma per mostrarci nella nostra vera essenza: in pigiama, in cucina, con il cane o con il gatto, mentre parliamo con le piante o facendp altre cose anche un po’ strane; dolci, romantici, sciocchi, mostriamo quello che siamo e non quello che abbiamo e rendiamoci così squisitamente umani e contenti.



Attraverso la rappresentazione, anche delle nostre fragilità (spesso in chiave ironica nei nostri filmati o post), riscopriamo la nostra vera natura e grandezza d’esseri umani: soggetti intelligenti e sensibili che amano, soffrono, ridono e si avviliscono e così scoprono la leggerezza.

Ecco allora che la famiglia diventa universale: ci guardano e noi guardiamo gli altri delle volte riconoscendoci e delle altre scoprendoci nelle differenze:

“Anch’io faccio così! Ah ah!”

“Ma nooo, daiii… io non avrei mai il coraggio di farlo o dirlo però vedi che lui/lei lo fa/lo dice?” Interessante…


Ecco allora perché il Natale è così importante: se lo ascoltiamo ci può far sentire quello di cui davvero abbiamo bisogno, ci fa vedere quello che davvero siamo e il Natale più bello potrebbe essere quello in cui condivideremo un magico video tramite social chi su TIK TOK, chi con un post su Facebook, chi con delle twittate…


Lancio un’idea: proviamo, questo Natale con maschera da Covid, a condividere sui social anche con i parenti lontani i buoni sentimenti, potremmo scoprire che farlo ci renderà migliori anche dopo Natale.


Tanti auguri a tutti !