ESSERE O NON ESSERE NELL’ERA DIGITALE

Aggiornato il: nov 13


Nel post precedente ti ho parlato di come la tecnologia stia cambiando il nostro modo di pensare accelerando il pruning sinaptico; oggi vorrei riflettere con te dell’impatto che ha sul nostro modo di essere, vederci e presentarci agli altri. Per adattarci infatti è necessario comprendere i nuovi codici, i significati che stanno dietro i modi di essere e fare, nostri e degli altri. Permettimi di farti un esempio di codice che, secondo me, non è spesso compreso nel suo vero significato.

Sento dire che chi si fa selfie lo fa per narcisismo. Io non credo.

Narciso si compiace di sé, specchia se stesso per il suo piacere, non per piacere agli altri come molti credono (attenzione, non è una brutta cosa, semplicemente al narciso non gliene frega niente degli altri, gl’importa solo di sé); chi posta molti selfie invece lo fa per essere riconosciuto e chiede consenso (like) o dissenso (critiche) agli altri per adeguare la sua immagine sociale ed essere visto, accettato e così rinforza, o cambia il suo modo di fare o addirittura di pensare ed essere (e non c'è niente di male!)

E’ un esempio secondo cui vedere una cosa per l’altra poi ci mette in difficoltà.

Cosa puoi fare?

Comprendere il mondo digiglobale di cui parlo nel mio articolo “l’homo digiglobalicus”.


Io sono convinto che solo capendo il legame tra sentire, pensare e fare per essere adattato sulle tre dimensioni: spazio-tempo e virtuale ti permette d’essere efficace ed adattato e libero dalle frustrazioni che altrimenti ne derivano. Il cambiamento è epocale: le emozioni che prima nascevano nel concreto e ricadevano sul concreto, oggi nascono soprattutto nel virtuale e come non mai, queste ricadono sul reale generando "esistenze in divenire" (ecco i movimenti che nascono in pochi giorni, i gruppi di followers in generale...) la nuova intelligenza si pota in uno sforzo che non tende a farci essere, ma insegue lo sforzo di esistere nella declinazione di essere visti e tutti devono mostrare e mostrarsi a tutti influenzando le nostre scelte, motivazioni, modo di fare.

C’è qualcosa di male?

No, è solo una lettura per aiutarci ad adattarci senza farci prendere da paure, sconforti ecc…

E quindi?

Servono modi di approcciarsi a noi stessi e agli altri partendo proprio dalla capacità di vedere l'interazione tra realtà materiale e tecnologia che passano prima di tutto attraverso il nostro sentire e modo di pensare, mediato non tanto dall'esperienza secondo il concetto classico, ma virtuale e investe tutti in un processo assolutamente democratico in cui il ricco e il povero, l'accademico e il pratico, non sono diversi gli uni dall'altro e sono ugualmente influenzabili e si stanno omologando sempre più attraverso la potatura (pruning sinaptico).


L’alternativa è quella di chiudere gli occhi e subire il cambiamento perché neppure cercando di copiare chi questi strumenti li ha già può salvarci perché è un processo rapido, in continuo cambiamento e collettivo: mentre lo copi è già vecchio.

E’ il metodo che devi imparare e ad ognuno può essere insegnato solo il suo, altrimenti cade nell’errore; ad ogni azienda il suo, altrimenti cade nell’errore; a copiare, cadi nell'errore e viene paura, frustrazione, rabbia...

Perché al “saper fare” (che si può copiare...) qui propongo di affiancare ( n.a. affiancare e non sostituire!) il “saper sentire” da cui deriva il “saper vedere e pensare in modo nuovo” come forza generatrice e questo non lo puoi ripetere perché il sentire è sempre diverso e soprattutto in continuo mutamento: è proprio il mondo digitale che lo influenza. Non farti ingannare però dall’aggettivo “nuovo” non è uno scontro tra il “nuovo che avanza ed il vecchio da sostituire” non entrare in questo loop perché non è vero: il cambiamento riguarda tutti, è democratico: ricchi e poveri, alti e bassi, giovani e vecchi.

E' un modo di pensare utile, necessario per le persone e massimamente per le aziende e le attività di servizio: "bar, ristoranti, turismo" che non possono prescindere dal dare significati e azioni nuove alle loro proposte che possano essere recepite e comprese da questo nuovo modo di filtrare, pensare, sentire e agire. Come? Adottando un nuovo concept innovativo delle loro strategie non di marketing, ma di costruzione dell’offerta del loro lavoro attraverso una formazione che offra questi strumenti e che va in questa direzione. Una cosa mi vien da dire, è urgente e bisogna farla; l’alternativa è subire il cambiamento.


Come?


Attraverso la formazione e l'acquisizione di un nuovo modo di vedere e pensare alla relatà che ti circonda: reale e digitale, digiglobale.

Se vuoi trovi le basi nel mio libro Mi aggiorno o mi adatto?

oppure possiamo sentirci e parlarne insieme.

Un saluto, ciao.


(Ogni articolo che scrivo è un'analisi socio psicologiaca che non si riferice mai e in nessun caso a nessuno in particolare e non ha nessuna altro fine se non quello di proporre un'analisi personale della situazione sociale generale. Se ti senti coinvolto in qualsiasi modo o ti identifichi in qualcosa che trovi in questo o altri miei post ti chiedo di contattarmi e farmelo sapere eviteremo così spiacevoli incomprensioni. Grazie).

www.psicologia-semplice.it

dr.richard@psicologia-semplice.it

studio di psicologia e psicoterapia a Trento in via F. Petrarca n.8

cel: 346/9693373

 

 

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