I libri che leggo e consiglio.
Le recensioni

Come vengono le idee?

Da dove viene il modo di pensare?

Come si acquista professionalità?

Anche leggendo.

Qui vorrei condividere con te i libri che ho letto e che mi sono piaciuti o hanno contribuito a darmi professionalità. Per questo pensavo di fare una

sezione di psicologia ed una invece divulgativa.

Nelle recensioni troverai quello che mi hanno lasciato ed in fondo un mio link Amazon associato, così, a costo zero per te potrai farmi avere una piccola percentuale sulla vendita.

Se vorrai farmi sapere tuoi commenti o scrivermi ti lascio linkati i miei canali social e la mia e-mail sarò felice di riceverli e risponderti.

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romanzi

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IL DUCA
Matteo Melchiorre
Einaudi

E’ un libro ben strutturato, un romanzo con tutti i crismi: una storia fluida che si rivela in un percorso con alternanza narrativa e un’ottima tecnica.

La bellezza che ho scoperto in questo libro è la realtà, forse la denuncia, d’un’iniqua esperienza già vista e vissuta e poi romanzata d’invidia e cattiveria comune a cui però segue speranza.

Il protagonista, l’ultimo dei conti Cimamonti, abita la storia e vive condotto dalla cultura familiare che ha ereditato. Vive il suo essere nobile lontano dagli eccessi, dalle fantasie mistificate di alcuni che stravedono invece in lui un arrogante opportunista e immeritevole proprietario di “cose” che ha ereditato per diritto come chiunque altro. Ha un palazzo e una villa antichi. Che differenza c’è dalla casa in montagna o nel paese dei nonni di un altro? Ha un bosco, che differenza c’è con il campo di patate, di mele, d’uva…? Le malelingue e il pensiero distorto chiosano con maldicenze, ma è la risposta che l’autore sembra volerci farci formulare singolarmente che ci fa scoprire la realtà, mentre le verità sporche dei cattivi sono la colpa che deve scontare il protagonista.

Così Fastrèda è il capetto del villaggio autonominatosi che fa quello che è: un uomo invidioso e avido di denaro e proprietà, un tiranno che vive per avere potere sugli altri e così la sua personalità cola invischiando la vita del paese e gli abitanti condannati a respirare una paura invisibile, ma palpabile e sempre presente.

“Il male è negli occhi di chi guarda”. Così la saggezza popolare riassume bene il fenomeno della proiezione del mondo interno demoniaco e velenoso delle persone cattive che inquinano gli altri con la diffamazione e le maldicenze oltre che con la manipolazione.

 

Ecco perchè il conte Cimamonti viene subito inchiodato nel ruolo del Nemico del paese, il cattivo, quello che vuole comandare e sfruttare i paesani, ma chi diffama e vuole convincere gli altri parla di sé. E’ il Fastrèda infatti che non è solo il vicino di confine del bosco Cimamonti per cui ha degli interessi economici, ma anche quello che sente messo in pericolo il suo status di tiranno della valle basato sulle bugie e gli inganni e per questo ha il terrore che si svelino le sue menzogne. Ecco allora che è una storia in cui la cattiveria e la paura che si vive in questa valle prendono significato. Sì, perché il problema non è il conte Cimamonti, ma chiunque abbia o metta in pericolo l’equilibrio e l’interesse del Fastrèda e dei suoi satrapi.

Così questa storia sembra spiegarci perché le persone cattive agiscono confondendo e manipolando gli altri e ci suggerisce di non lasciarci influenzare dai giudizi indotti perché dietro ci sono interessi nascosti e bisogni di comando e sopraffazione.

Sembra essere insomma una narrazione della nostra società contemporanea in cui: invidia, manipolazione, rabbia e paura sono nella percezione comune per colpa di alcuni mentre chi può liberarci viene denunciato come il nemico. Tuttavia è una storia di speranza.  

E’ un libro che consiglio perché scorre, perché fa rilassare, ma possiamo trovare anche spunti importanti per comprendere meglio il nostro mondo.

 

Essendo uno che sottolinea e arabesca i libri con appunti e note, vorrei condividere con te due citazioni che mi sono portato a casa ed ho scelto tra altre di questo di libro:

“… che i peggiori disastri nascono dalle parole pronunciate di nascosto

L’odio è così. E’ un sentimento potente. Anzi: il più potente di tutti. Non ha mica ragioni precise. E’ una roba che uno ha dentro….”

Sperando d’essere riuscito a passarti la qualità di questa lettura e credimi lo consiglio non da venditore, ma da lettore (qui non troverai mai un libro che non mi sia veramente piaciuto), ti lascio qui il mio link affiliato Amazon per l’acquisto così puoi andarci con un click.

Se vuoi farmi sapere cosa ne pensi puoi scrivere via mail o mandarmi dei commenti sui social (linko i simboletti con i miei profili).

 

Ciao, grazie per avermi letto.

Richard Eugen Unterrichter

Qui lascio il mio link Amazon che purtroppo non rimanda  all'edizione di cui ti parlavo, ma che comunque fa il suo dovere.

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IL CAPITAN FRACASSA
Theophile Gautier
BUR Rizzoli

 

 Questo è un romanzo che in realtà ho letto in un’edizione della Rizzoli datata maggio 1956 molti anni

 

 fa L’ho scoperto per caso tra mille e mille libri che abitavano la casa dei miei nonni e per questo mi piace pensare che mi abbia voluto trovare lui.

 

Per me è stato un romanzo di formazione, di quelli belli, di quelli che mi fanno immaginare, sognare, soffrire. persino. Come?

Identificandomi con i personaggi positivi, che non si sacrificano per raggiungere un obiettivo, ma per promuovere la giustizia e aiutandomi, anche così, ad imparare a riconoscere meglio il bene dal male. Ho capito meglio così che il primo, il bene, è sempre coerente con la realtà e che è in questo modo che si realizza la serenità d’animo e che ci permette di conquistare la congruenza dell’essere umano..

Questa storia insegna che nessuno può fare, pensare o parlare in modo diverso da quello che è e rende evidente l’altezza della nobiltà, quella vera, quella che promuove solo il bene nelle persone e nel mondo.

E’ la storia del barone di Sigognac che insieme ad una compagnia di attori, che gli chiede ricovero nel suo fatiscente maniero in una brutta notte, intraprende un viaggio da membro della compagnia per andare ad incontrare il re.

Un’avventura in cui il nobiluomo, fingendosi attore, fa il personaggio che veste, ma come? Com’è lui: secondo “virtute e conoscenza” , direbbe Dante, risolvendo problemi e imprevisti alla compagnia, migliorando la loro vita durante tutto il viaggio e quando incontrerà qualcuno come il duca di Vallombrosa che non si comporterà certo da gentiluomo, lo batte perché il capitan Fracassa invece, in vesti logore, è il barone di Sigognac e come tale difende i deboli, aiuta chi ha bisogno e fa trionfare la giustizia.

E’ anche una bella storia d’amore che nasce e cresce tra il protagonista e la bella attrice, Isabella, una storia che il barone, protegge persino da se stesso (le sue contingenti sfortune) e nutre fino alla fine.

Sorprese e colpi di scena non mancano.

Una storia d'altri tempi?

No, un sogno ad occhi aperti che rimane nel cuore e ci dà i fondamenti per poterci poi costruire lenti utili aNo, un sogno ad occhi aperti che rimane nel cuore e ci dà i fondamenti per poterci poi costruire lenti utili a  vedere il mondo e gli altri in modo migliore e saper riconosce la bellezza che sta nella realtà delle relazioni autentiche.

Jo consigliio a tutti, soprattutto alle ragazze ed ai ragazzi che qui possono trovare fiducia  e speranza nella vita  e negli altri.

Come sempre se vuoi farmi sapere, dirmi se ti è piaciuto o per commenti, mi trovi sui miei social linkati e alla mia e-mail segnata nella presentazione di questa pagina.

Citazioni

"... nessuna tentazione upò nulla su di lei; nel Paradiso Terrestre non avrebbe dato retta neanche al serpente"

"...lo sforzo violento aveva lacerato l'infantile involucro della crisalide in cui dormiva la giovinetta."

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libri di

psicologia

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TEATRI DEL CORPO UN APPROCCIO PSICODINAMICO AI DISTURBI PSICOSOMATICI

Joyce Mc Dougall

Raffaello Cortina

Tema: i disturbi psicosomatici

A mio avviso, è un testo fondamentale per chi voglia anche solo comprendere, oltre che lavorare, con le sofferenze fisiche funzionali, ovvero con tutte quelle malattie del corpo che non hanno un’ontogenesi di natura organica.

E’ un libro importante e come tutti i testi non sufficiente per comprendere e curare il malessere o le malattie di una persona, ma che io ritengo assolutamente necessario conoscere per poterlo fare nei casi di psicosomatica.

E’ un libro vecchiotto osserverà qualcuno, tuttavia se integrato con le ricerche successive e le pratiche dei terapeuti che si occupano con successo del trattamento e della cura dei disturbi che hanno a che fare con il corpo è a mio avviso un testo molto utile alla pratica clinica e terapeutica e alla comprensione del fenomeno.

E’ un libro che non parla solo della malattia del singolo, ma spiega come in una vita a due ci possano essere anche coppie psicosomatiche.

Un primo insegnamento è che il corpo parla per noi quando non siamo in grado di dare significati, attenzione: reali, a quello che sentiamo e di cui abbiamo bisogno. Infatti è quando non c’è spazio d’espressione per la parola che viene usato il corpo.

Si scopre così come una manifestazione psicosomatica viene riconosciuta erroneamente come un’orticaria la cui causa era riconosciuta nel troppo grasso del latte di un tipo di vacche che una paziente beveva e davanti all’evidenza che, quando aveva bevuto in luoghi diversi non aveva quella “vergognosa bua”.

Nel libro si scopre però che il corpo non è solo portatore di significati simbolici non altrimenti esprimibili, ma che ci possono essere incroci o comorbidità con l’isteria e che non sono solo alcuni tipi di mal di pancia o schiena, ma anche la stitichezza, la sterilità psicogena, l’impotenza sessuale e la frigidità, come l’asma… (l’elenco è lunghissimo)

E’ importante questo libro, in breve, perché ci offre un panorama e soprattutto le basi per comprendere l’alfabeto dell’ordine presimbolico di cui sono espressione le patologie psicosomatiche e prepara alla comprensione del cortocircuito della rappresentazione attraverso la parola e quindi al benessere.

Fa comprendere come la diagnosi e la cura siano nella difficile condizione del riconoscimento, dello smaltimento e della metabolizzazione dei significati dolorosi che i pazienti psicosomatici hanno, oltre all’accesso e al riconoscimento dei propri bisogni. Per questo la differenza la fanno la preparazione teorica e la capacità intuitiva del terapeuta unico verso strumento efficace di guarigione in tutto quello che è “psicoqualcosa”.

Dà poi le misure della necessità delle conoscenze e delle capacità che il terapeuta deve avere per poter generare, insieme al paziente, la guarigione.

E’ un libro impegnativo, ma credo potrebbe tornare utile a tutti: a chi soffre di disturbi psicosomatici, chi abbia vicino persone con questi disturbi e di certo tutti i terapeuti che vogliano lavorare ed essere efficaci nella cura di questi pazienti.

Posso dire che senza le nozioni di questo libro non sarei mai riuscito a costruirmi poi gli strumenti nel mio lavoro per curare le persone con questo tipo di disturbi. Certo, ribadisco, non basta, ma è a mio avviso fondamentale, di certo utilissimo.

Come sempre se vorrete contattarmi per commenti o altro, mi trovate sui social o potete scrivermi alla mia e-mail, sarò felice di rispondervi. (Li trovate in altro nella descrizione di questa pagina).

Grazie per la lettura.

Richard Eugen Unterrichter

Citazioni

“… per l’analista è un teatro che i suoi analizzandi vogliono dividere con lui, un teatro in cui è invitato a impersonare parti diverse.” 

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Daniel Goleman, INTELLIGENZA EMOTIVA CHE COS'E' E PERCHE' PUO' RENDERCI FELICI, Rizzoli

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Tra i libri di psicologia e psichiatria che ho letto e leggo, qui, vorrei condividere con te non tanto quelli un po’ noiosi e molto tecnici con le tabelle nosografiche, i cluster patognomonici, le costellazioni sintomatologiche ecc… ma quelli di integrazione ad esse, ma non meno importanti. Ho pensato quindi di proporre questo come primo testo e spiego subito il perché.

E’ un libro molto importante, che consiglierei sinceramente a tutti perché apre ad un concetto per nulla scontato nella nostra cultura occidentale e cioè che l’uomo, per essere efficace, produttivo e felice, ha bisogno di due tipi ben distinti di intelligenza: quella razionale, il Quoziente Intellettivo (Q.I.) e quella emotiva, l’Intelligenza Emotiva (I.E.).

In questo libro si mettono le basi della comprensione di molti fenomeni che sono alla base dei brutti sentimenti, azioni e situazioni, che provano le persone nella vita quotidiana come l’infelicità, l’impotenza, la rabbia, la paura, l’invidia, ma apre anche alla possibilità di accettare che il comportamento dell’essere umano va al di là della azione-reazione e che il pensiero non è il solo risultato del cervello, ma anche, soprattutto direi, del sentimento. 

Così Goleman ci apre a nuovi concetti che ci danno le basi, su cui poggerà altro, per costruirci poi le  lenti per vedere la realtà ed essere così efficaci e felici nella vita e rendere anche gli altri tali.

Così ci ricorda cosa siano le emozioni e cioè gli impulsi a reagire e per questo viene dal latino “e moveo” (muovere da) ecco quindi che già con questo piccolo spunto credo tu abbia intuito quanto sia utile riuscire a sentire e comprendere le emozioni reali che proviamo, perché in esse si trovano i significati delle cose che facciamo e quindi i bisogni che abbiamo. Insomma, se uno ci dice qualcosa e noi proviamo imbarazzo, risponderemo (faremo) in un modo, se invece sentiremo rispetto risponderemo in un altro e così via. Nota: questo vale anche per i pensieri ecco perché parla di due menti: quella razionale e quella emozionale.

Nel libro si parla anche di come l’uomo contemporaneo abbia sviluppato, biologicamente, l’aggiunta della neocorteccia e le connessioni con il sistema limbico e che in generale, questa evoluzione che ha a che fare proprio con l’universo emotivo, ha reso l’uomo più efficace proprio come nell’esempio che porta ricordandoci che un coniglio e una scimmia rhesus rispondono in modo differente alla paura, così un uomo primitivo risponderà in modo diverso rispetto ad uno civilizzato. Grazie all’intelligenza emotiva quindi, tanto più utile quanto il sistema sociale e la complessità aumentano, è essenziale per trovare strategie di soluzione alle situazioni della vita in cui viviamo. Per i più concreti c’è quindi anche ampia dimostrazione biologica a questa teoria.

Rispetto i due tipi di intelligenza ci apre alla conoscenza che persone istruite o con un alto Q.I. possono cadere nelle secche delle emozioni come la capacità a superare le frustrazioni o ricercare il piacere a tutti i costi e questo perché l’intelligenza cognitiva è diversa e serve ad altro.

Del resto il concetto di intelligenza multipla Goleman non è il solo a riconoscerla (Gardner ne riconosce ben venti diverse).

Il libro è davvero interessante e qui vorrei darti solo altri pochi spunti, ma ti invito a leggerlo perché potrai trovare, forse non tutte le risposte alle tue domande, ma credo materiale interessante di certo.

Per esempio: a che serve essere consapevoli delle emozioni che proviamo? Goleman dice a non esserne schiavi e quindi non essere manipolabili.

Poi parla di empatia, concetto molto spesso abusato e non compreso. Su cosa si basa? Sull’autoconsapevolezza quindi sul riconoscimento delle proprie e altrui emozioni (n.a. e sentimenti). Questa è la risposta breve, ma in realtà si basa su molti motivi, studi, ricerche ed esperimenti come quelli di Rosenthal, test come il Pons (Profile od Nonverbal Sensitivity). Così troverai i rudimenti di come si sviluppa l’empatia, l’effetto che ha sui bambini e le persone, sulla neurologia, la correlazione con l’etica (cioè il modo di fare che abbiamo). Accenna anche agli effetti di mancanza d’empatia e così parla del molestatore e del sociopatico. C’è tanta roba interessante insomma per capire molti comportamenti cui assistiamo tutti i giorni.

Si possono trovare anche spunti per comprendere meglio i trattamenti dei traumi e altre forme patologiche.

Ti assicuro che trovi molto altro su cosa servono le emozioni e come funzioniamo noi esseri umani. Per questo credo sia uno dei testi fondamentali della psicologia.

Lasciarti due sole citazioni, credimi, è difficile, ma questa è la regola che mi sono messo così ti propongo queste:

 

“… l’intelligenza accademica non offre pressochè alcuna preparazione per superare i travagli che la vita porta con sé”  

“… è proprio nei momenti in cui le passioni sono più intense o quando una crisi incombe su di noi, che le inclinazioni primitive dei centri del sistema limbico assumono un ruolo preponderante. In quei momenti, le inclinazioni che il cervello emozionale ha ripetutamente appreso diventeranno, nel bene o nel male, dominanti.”

 Grazie per avere letto questa recensione e come sempre se ti va di dirmi la tua lo puoi fare sui miei social o alla mia e-mail.

Ciao

NOI

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Susan David,

AGILITA’ EMOTIVA. NON RESTARE BLOCCATO, ACCOGLI IL CAMBIAMENTO E PROSPERA NELLA VITA E NEL LAVORO.

Giunti

Dopo il libro “L’intelligenza emotiva di Goleman” mi viene da suggerirvi questo testo, divulgativo, ma che credo possa aiutare a inquadrare l’importanza e l’utilità di avere delle intelligenze emotive sviluppate. Il principio di base è molto semplice: siamo esseri sociali. I motivi sono tanti  vanno per i più pragmatici da vantaggi pratici (il gruppo garantisce protezione, specializzazioni…) per quelli un po’ più sofisticati diciamo che è la base per un’esistenza individuale piena, completa e soddisfacente oltre che utile. I perché e per come stanno però in molti motivi che troviamo nelle leggi di natura circa il temperamento e il carattere dell’uomo (che ricordo sempre essere due cose diverse e che formano la personalità individuale).

Prima cosa che ci si porta a casa da questo libro è che la famosa resilienza umana, necessaria per sopravvivere ai cambiamenti è un’abilità che passa dalla autoconsapevolezza delle proprie emozioni. Come dire: per avere idee nuove e visioni per il futuro si deve essere a contatto con le emozioni i pensieri poi verranno da se. Quindi: da dove vengono le idee? Dalle emozioni e dai sentimenti.

Nei capitoli scopriamo che il nostro modo di generare senso può essere una trappola se viziato, ottuso oppure rivelatore della realtà a seconda delle abilità di comprensione che abbiamo delle emozioni. A questo proposito si cita l’economista Thorstein Veblen che definì “l’incapacità addestrata” quella degli esperti a saper prendere in considerazione il contesto per dare soluzione ai problemi. Indica alcune trappole più comuni: la mente scimmia, quando si ingigantiscono le cose e si immaginano gli scenari peggiori; idee vecchie e superate (oh, lo dice il libro, non io, ok?) quello che era funzionale temo fa potrebbe non esserlo ora o diventare addirittura disfunzionale; voler avere ragione a tutti i costi.

Poi spiega come liberarsi dalle trappole e il mezzo è quello delle competenze emotive.

Così, io che sono creativo direi: “Mens sana in corde sano” “Mente sana in cuore/sentimento sano”. Dà alcune idee di come fare, sempre con indicando che sono la consapevolezza, l’accettazione di sé alla fine della fiera quelle che fanno una donna ed un uomo persone libere, efficaci e felici.

Per poter riconoscere le proprie emozioni il libro parte dagli archetipi di Campbell e Jung, passa per i Babadook e dice che la via per superarli è lasciarli andare. Come? La via più rapida è farsi aiutare da chi ha già questi strumenti, ma dà delle tecniche come lasciar andare (idee e emozioni), cogliendone le contraddizioni, facendosi una risata, smascherando pensieri ed emozioni.

Per andare avanti poi dice che bisogna modificare via via le nostre credenze come le nostre motivazioni.

Poi parla dell’agilità emotiva sul lavoro, delle trappole di gruppo, come l’errore di corrispondenza secondo cui il comportamento altrui dipenderebbe da tratti fissi di personalità come l’ipocrisia o l’avversione al rischio. Dell’importanza nel riconoscimento delle emozioni presenti nel contesto lavorativo. Si vivrebbe infatti il contagio emotivo x cui diffondendosi in una organizzazione contribuisce a definire la cultura di quel luogo di lavoro.  Poi accenna anche alle motivazioni al lavoro che non è solo quello di avere un ruolo.

Ma se è così importante essere agili emotivamente, come si crescono bambini con queste abilità? Si affronta questa domanda nel capitolo 10 e tra i modi c’è il dare l’esempio, sapere come pensare e non cosa pensare e il gran finale: allevare dei figli che sappiano amare.

 

 

Citazioni

“Non importa quanto le persone siano intelligenti o creative, o che tipo di personalità abbiano, ciò che determina quanto successo avranno dipende da come navigano  nel loro mondo interiore.”

“quando riusciamo ad abbandonare i pensieri e le emozioni distruttive, cresce in noi l’attenzione e la comprensione delle scelte da intraprendere. Ritorniamo liberi di scegliere in linea con i nostri valori.”  

“Soltanto una o due generazioni fa, la società era in grado di definire con una certa nettezza quali fossero le “attività maschili” e quali le “attività femminili”. Ora, potreste prendere un pugno sul naso qualora riproponeste  tale rigida distinzione.”

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Paul-Claude Racamier

IL GENIO DELLE ORIGINI. PSICOANALISI E PSICOSI. Raffaello Cortina Editore

Questo è un testo che mi permetto di dire non essere per tutti, ma che credo davvero utile, mai sufficiente, per la formazione professionale di chi voglia esercitare come psicologo clinico - psicoterapeuta.

Non è per tutti perché richiede delle propedeuticità rispetto non solo la semantica, ma sicuramente i contenuti teorici di tradizione dinamica a cui per necessità di esposizione fa riferimento e su cui si basa. Diversamente il rischio, forse la certezza, sarebbe quello di fraintendere e persino travisare i significati.  Si noterà che userò molte citazioni del testo originale nell’intento di provare a trasmettere il livello del testo, ma anche per non rischiare di essere mal interpretato da chi dovesse poter credere che siano pensieri o inferenze teoriche mie di temi non solo difficili, ma che potrebbero anche attivare, in alcune personalità, angosce potenti e distruttive. Non voglio però scoraggiare nessuno perché questo testo può aprire orizzonti fondamentali dandoci strumenti utilissimi per entrare e saper vedere, dal limes, l’Essere in tutta la sua sconfinata grandezza e rischiosa miseria sempre solidamente ancorati al nostro aforisma “in scienza e coscienza”.  

E’ l’espressione di quindici anni di ricerche di Racamier, una parabola che dal lutto originario, passa per la seduzione narcisistica e l’incesto. Con la storia del bambino-statuina (una storia vera ipse dixit) ci rappresenta e racconta una forma di “…evitamento della perdita minacciosa dell’amante malato” tanto invisibile a prima vista quanto spaventoso ai molti. Una donna, con un rito che ritiene magico, vuole far guarire l’amante (zio del bambino) trasferendo la malattia nel piccolo attraverso inoculazione di aghi nel suo corpo e solo dopo diverso tempo fu possibile scoprire questo caso evidente solo dopo la radiografia che li svelava nel corpo del bambino. Questo è un caso limite con cui però Racamier mostra ai colleghi la legge del segreto e del non detto.  

Spiega così il meccanismo dell’identificazione proiettiva di Melanie Klein: “… consiste nell’eiezione violenta di contenuti e fantasmi violenti all’interno dell’oggetto, dove sono strettamente tenuti sotto controllo.”

Nella seconda parte ci presenta l’antedipo e così il: “…figurante predestinato…” trova per il significato che ha, il suo ruolo come del resto “…. Il fantasma materno delle origini è partogenetico…”.

E’ un testo che svelando alcuni significati naturali dell’essere, illumina alcune meccaniche reali delle relazioni anche quotidiane che in questo senso non sono giuste o sbagliate, belle o brutte, ma si generano, alimentano e riproducono come le suicidosi che non sono né melanconiche né isteriche, ma dovute all’impossibilità di superare vuoti o mistificazioni della vita. Ecco come anche qui esplode con tutta evidenza la potenza della necessità del saper dare significati reali alle cose della vita.

Il libro è di circa 400 pagine e davvero denso e mi rendo conto ora che fare una recensione, seppur consapevolmente ermetica come sopra non sia possibile però invito i colleghi e le colleghe che non lo avessero già fatto a leggerlo anche nei capitoli successivi approfondendo così il concetto e funzione del diniego, della scissione, della perversione.

Concludo con questa lunga citazione “…. Il perverso si basa così tanto sull’agire: perché se abbiamo tanto parlato di quello che fa, è proprio in quanto egli pensa poco. (Lo verificheremo più avanti). Questa conclusione è legata alla lotta contro l’attenzione oggettuale. Una lotta senza sosta (perché chi viene mai a capo dell’oggetto?), da cui deriva un incessante bisogno di confine. Tali conferme non possono darsi se non a spese dell’oggetto: è così che la condotta narcisisticamente perversa sarà sempre una predazione morale, un attacco all’Io dell’altro, a vantaggio del narcisismo del soggetto; una squalifica attiva (più o meno abile e sottile) dell’Io dell’altro e del suo legittimo narcisismo.” (La perversione per squalificare, p.309). (Nota. Le espressioni in corsivo sono riportate così sul testo originale)

Questa volta mi congedo con: buono studio.

Richard Eugen Unterrichter

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Carl R. Rogers,

TERAPIA CENTRATA SUL CLIENTE.

Giunti

400 pagine in cui puoi trovare le basi della tecnica rogersiana.

E’ un altro libro che è stato decisamente fondamentale per la mia formazione di psicoterapeuta e dà moltissime soddisfazioni e nozioni di base per chiunque voglia lavorare o approcciarsi al mondo della psicologia.

L’introduzione è del dr. Alberto Zucconi che tra i membri che hanno studiato e sviluppato il modello rogersiano che per questo ti consiglio di leggere attentamente.

Anche questo è un testo fondamentale per chi voglia fare psico qualcosa, credo possa essere suggerito anche ai counsellor di questo approccio, tuttavia, lo dico sempre, non è un manuale di istruzioni, per questo, sebbene sia fondamentale per la pratica di chi voglia usare questa tecnica, non può essere considerato esaustivo, ma come sempre, nei testi che consiglio, necessario.

Una delle prime cose che il libro spiega è come la visione di uomo sia evolutiva, per cui la persona sarebbe in continua crescita personale e trasformazione di sé.

Un altro punto fondamentale è quello per cui la persona o se vuoi il paziente, è un elemento attivo che certo, deve essere attivato, dalla professionalità e abilità del terapeuta che nella relazione terapeutica costruisce gli additivi necessari per far usare all’assistito le sue abilità.

Per questo un punto fondamentale che insegna è l’accettazione delle capacità da parte del terapeuta delle abilità del paziente anche se al momento bloccate o inibite.

Spiega poi come la disposizione empatica, quindi la capacità del terapeuta a metterla nella relazione terapeutica sia uno degli elementi fondamentali. Detta come al bar: non è mettersi nei panni dell’altro, ma sentire, condividere, capire, integrare, dare significato e restituire nella maniera utile i significati del mondo emozionale della persona. L’empatia non è solo il mettersi nei panni dell’altro.

Spiega come il terapeuta non sia, anche se le aspettative del cliente possono essere quelle, chi gli darà i consigli, né quello che scannerizzerà il suo inconscio e spiega come il terapeuta debba saper riconoscere e gestire le reazioni ed i movimenti interni.

Ci parla anche del transfert in questo tipo di relazione come funziona e a cosa servve anche nell’ottica della formulazione della diagnosi funzionale.

Ci troviamo anche come sia utile e applicabile al lavoro di formazione degli studenti riportando gli effetti del modello d’insegnamento rogersiano.

Rispetto alla formazione dà informazioni preziose sul come e cosa fare con anche la valutazione oggettiva degli effetti dei corsi.

Infine c’è la teoria della personalità e del comportamento in cui la visione dell’uomo è quella di un sistema aperto in cui si riconoscono la personalità globale, l’esperienza vissuta, la struttura del sé.

 

Citazioni

“… ogni uomo deve trovare dentro di sé delle soluzioni per le quali, in passato, era la società ad assumersi la responsabilità”

 

“… in termini generali, la terapia è un processo di apprendimento. Mowrer ha efficacemente contribuito a puntualizzarlo, come del resto hanno fatto altri autori. Il cliente apprende nuovi aspetti di se stesso, nuovi modi di mettersi in relazione con gli altri, nuovi modi di comportarsi.”

Spero che possa esserti stata utile questa veloce recensione, ma se avessi commenti, domande o volessi condividere con me idee o altro come sempre sai come farlo e che ne sarò contento.

Ciao.

Richard Eugen Unterrichter